Se la vita non ci ha dato altro che una cella di reclusione, facciamo in modo di addobbarla, almeno, con le ombre dei nostri sogni, disegni multicolori che scolpiscono il nostro oblio sull’immobile esteriorità dei muri.

Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine, 1982 (postumo)

Oggi è stata inaugurata, nell’area espositiva del Palazzo della Regione Piemonte, la mostra della settima edizione di “Materiali Resistenti”, biennale organizzata dalle associazioni Arte Totale e Terzo Occhio Photography.

Ho voluto partecipare con due opere molto intime, al limite del concettuale. Entrambe utilizzano i muri, ancora fregiati dalla propaganda fascista, per creare un contrasto evidente: non è vero che i popoli che hanno abbandonato la vita contadina sono stati destinati alla decadenza; ma non è neanche vero, purtroppo, che ad oggi tutti gli italiani hanno accesso ad un lavoro che possa loro garantire serenità.

In questi due scatti ci sono anche le mie ansie, i miei muri interiori, legati al particolarissimo periodo che stavo attraversando: la voglia di lasciarmi alle spalle la vita da colletto bianco, ormai un’ombra al tramonto di questo periodo della mia vita, contrapposta alla paura di abbandonare un lavoro più umile, più semplice ma che mi aveva fatto ritrovare una grande serenità.

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