Non ho mai avuto problemi con le critiche, anche feroci (ben vengano! sono il motore della crescita creativa), ma queste affermazioni su una foto lasciano sempre il tempo che trovano.

Provo a raccontarvi il mio personale punto di vista sulla post-produzione.

Esistono generi della fotografia in cui chi scatta deve farsi da parte: la fotografia scientifica, la riproduzione di opere d’arte, un certo tipo di fotografia documentale e di architettura sono un esempio.

In qualsiasi altro genere fotografico l’interpretazione dell’autore, in modo più o meno consapevole, entra in gioco in modo rilevante.

La fotografia non è trasposizione pura della realtà: un fotografo sceglie un frammento della realtà e lo elabora trasformandolo in una immagine. Anche quando il contributo della tecnologia e della post-produzione è minimo.

Pensate a tutte le scelte che si fanno ancora prima di scattare: come compongo la fotografia, cosa includo e cosa escludo; la lunghezza focale che utilizzo e come questa abbia effetto in termini di compressione dei piani; cosa metto a fuoco; la scelta dell’apertura e l’impatto sulla profondità di campo; i tempi e se avremo elementi mossi o tutti perfettamente nitidi; l’esposizione complessiva della scena. Anche l’ora e le condizioni meteo, la luce in cui si fotografa impatta su cosa e come un’immagine comunica.

La particolare catena di scelte che un fotografo fa nel prendere una fotografia è già frutto di interpretazione: del suo gusto, della sua esperienza e formazione, di cosa vuole raccontare e come.

Fotografo in raw o in jpeg? Nel primo caso mi dedicherò successivamente a sviluppare il negativo digitale. Se scatto in jpeg scelgo di lasciare il lavoro di sviluppo alla macchina fotografica, esattamente come ai tempi dell’analogico sceglievo una particolare pellicola. Fotografo (o sviluppo) a colori o in bianco e nero? E la scelta del bianco e nero ci allontana radicalmente dal realismo: la realtà, come la percepisce l’essere umano, è a colori, anzi… è in una determinata gamma di colori.

La fotografia ha tutto a che vedere con la realtà dell’autore dello scatto.

In post-produzione semplicemente si fanno altre scelte, quelle di sviluppo della fotografia: tagli, aggiustamenti di esposizione, correzione di tonalità, contrasti, eliminazione di dettagli superflui o elementi di disturbo, vignettature, bilanciamento del bianco…

Ci sono generi fotografici in cui l’etica deve determinare la quantità di post-produzione ammessa: la fotografia di reportage, la documentaristica, la naturalistica, sono alcuni esempi.

In ogni altro genere i confini di quanta post-produzione sia accettabile in una fotografia è relativa: è esclusivamente determinata dall’autore nel pieno della sua libertà artistica e di visione.

L’unico principio sostanziale è che la post-produzione sia fatta nella misura in cui sia funzionale allo scatto e a quanto l’autore vuole comunicare attraverso esso.

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