La grande menzogna di Terezin

A partire novembre 1941, i nazisti trasformarono la fortezza di Theresienstadt, nella Repubblica Ceca annessa nel 1938, in ghetto grazie al finanziamento delle famiglie ebree: si, perché la menzogna era che si stava creando un luogo sicuro dove potessero vivere in pace. All’inizio fu il campo della propaganda nazista. A Terezin abbiamo visto filmati dell’epoca in cui si ritraeva un luogo sereno: giovani che giocavano a palla,  persone mature dedite a tutte attività apparentemente normali.

Ma c’era un muro. Non il primo e purtroppo non l’ultimo.

E c’erano quegli sguardi che la telecamera e il montaggio della propaganda non hanno saputo evitare e non hanno potuto tagliare. Sguardi di un’amarezza profonda, gli sguardi di chi vedeva i propri anziani e malati confinati nelle soffitte a morire di caldo. Ufficialmente a Terezin non veniva ucciso nessuno. O meglio, nessuno veniva sterminato. Si moriva di stenti e malattie in soffitte roventi.

Poi si veniva mandati nei campi di sterminio.

Terzin è una testimonianza unica dell’Olocausto per le testimonianze scritte, le migliaia di disegni dei bambini che i nazisti non hanno potuto distruggere. Testimonianze vive, di prima mano e senza filtri, terribili e commoventi.

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