Corri Cavour, la prima corsa a staffetta lungo gli 85 chilometri del Canale!

La “Corri Cavour”, la prima corsa a staffetta non agonistica lungo l’intero percorso del Canale Cavour. La corsa è stata organizzata dalla Compagnia delle Acque Correnti, nata in seno ad Est Sesia tra colleghi appassionati di podismo, e dalla Coutenza Canali Cavour nell’ambito della settimana della bonifica e dell’irrigazione indetta da ANBI (Associazione Nazionale Bonifica e Irrigazione).

La “Corri Cavour” è anche parte delle attività messe in moto da Est e Ovest Sesia per i festeggiamenti dei 150° dall’inaugurazione del Canale Cavour. Partiti da Chivasso alle 8:30 diciotto runner, diciotto colleghi di Est e Ovest Sesia, si sono passati il testimone sulle alzaie del canale superando ponti-canali, fiumi, strade e ferrovie fino ad arrivare dopo 85 chilometri nel Parco del Ticino alle 16:30.

E’ stata una corsa ed è stata una festa, otto ore durante le quali abbiamo visto tanti sorrisi e applausi di incitamento per i corridori, supportati sempre da una piccola carovana di automobili guidata dai colleghi che ne hanno gestito l’organizzazione e la logistica.

Un’alba sul Canale Cavour

Settimane di attesa consultando The Photographer’s Ephemeris per calcolare il momento esatto in cui l’alba sarebbe stata perfettamente allineata al Canale Cavour e dove. Nei giorni appena precedenti, la speranza di avere una bella giornata: ad aprile il meteo in Pianura Padana può portare veramente brutte sorprese.

Alla fine, la sveglia alle 4:30 di mattina, tutto pronto. Si va verso San Marco di Villarboit attraversando le risaie ancora addormentate sotto una leggera coltre di nebbia. E’ tutto perfetto, non potevo sperare meglio… e a volte in fotografia un po’ di fortuna ci vuole. Saliamo sulle alzaie del Canale Cavour in mezzo all’erba alta e percorriamo gli ultimi metri per superare un’ansa.

Cavalletto. Macchina. Obbiettivi. Filtri.

Si scatta.

Alba sul Canale Cavour
Alba sul Canale Cavour

Il Canale Cavour in asciutta

L’asciutta è quel momento particolare in cui i canali vengono svuotati per poter effettuare le manutenzioni necessarie: dalle operazioni di pulizia (troppi incivili buttano nei canali immondizia anche pericolosa), a ripristini e consolidamenti. Ma il Canale Cavour, visto da dentro, è impressionante 😉 Vero?!

150 anni di Canale Cavour

<< Ombretta, senti… Ma io vorrei percorrere a piedi tutto il Canale Cavour. Che ne dici, si può fare? Mi date il permesso? >>. E un’Ombretta un po’ perplessa mi rispose << Si Fede, certo che ti diamo il permesso. Ma puoi passare sugli argini del Cavour anche in bicicletta o, per gran parte, anche in macchina. Perché mai a piedi? E’ lunghissima! >>

E’ passato un anno da quell’incontro all’Associazione di Irrigazione Ovest Sesia, dieci mesi da quando è iniziata questa piccola avventura che mi ha portato prima a percorrere a piedi i cinquantacinque chilometri del Cavour dalla Chiusa di Chivasso alle tombe della Sesia (nei pressi di Greggio), poi a tornare frequentemente a fotografare i luoghi che avevo individuato.

Ma perché proprio a piedi?
Portate pazienza un attimo e vi spiego.

Il Canale Cavour mi ha sempre affascinato, un lungo tappeto d’acqua che si srotola placido e quasi immobile attraverso la nostra terra. Noi lo percepiamo spesso solo con la coda dell’occhio, o poco più, percorrendo in automobile uno dei tanti ponti che lo attraversano. Chi lavora nei campi, gli acquaioli e poche altre persone ne hanno una visione più ampia, ma comunque limitata ad una certa zona.
E io mi sono sempre chiesto cosa ci fosse oltre. Cosa nascondesse quel percorso.

Il Canale Cavour nei pressi di Livorno Ferraris
Il Canale Cavour nei pressi di Livorno Ferraris

Ho iniziato a studiare, a documentarmi, scoprendo la storia incredibile di un’opera stupefacente. Quella che nel suo complesso è la maggior opera idrica italiana e una delle maggiori d’Europa: ottantacinque chilometri di canale, dalla presa a Chivasso fino alla sua foce nel Ticino; realizzato in soli trentatré mesi da una manodopera di circa quattordicimila persone. Un’infrastruttura che avrebbe definito per gli anni a venire la vocazione di un intero territorio.

Ho scoperto la meravigliosa e tragica vicenda di Francesco Rossi, nato a Scavarda a fine ‘700 e agrimensore proprio dei Benso a Leri, che per primo ebbe l’intuizione che esistesse una pendenza utile per realizzare un canale tra il Po e la Sesia. Rossi era talmente convinto della sua idea che passò cinque anni a misurare il territorio con una semplice livella ad acqua, riducendosi quasi sul lastrico. Ci credeva e portò il progetto al governo sabaudo, ma il Risorgimento e le sue guerre fermò tutto. Ripropose il progetto del canale al neonato Regno d’Italia ed incappo nel suo vecchio datore di lavoro, quel Camillo Benso che lo licenziò per incompatibilità di vedute su come condurre la tenuta di Leri.

La tenuta di Camillo Benso Conte di Cavour a Leri (Vercelli). La tenuta oggi è in stato di abbandono e spesso oggetto di vandalismo: il comune di Trino Vercellese, con il supporto della Regione Piemonte, si sta muovendo per raccogliere i fondi necessari a tutelare e ripristinare questa importante tenuta ottocentesca. Qui lavorò anche Francesco Rossi, primo ideatore del Canale.
La tenuta di Camillo Benso Conte di Cavour a Leri (Vercelli). La tenuta oggi è in stato di abbandono e spesso oggetto di vandalismo: il comune di Trino Vercellese, con il supporto della Regione Piemonte, si sta muovendo per raccogliere i fondi necessari a tutelare e ripristinare questa importante tenuta ottocentesca. Qui lavorò anche Francesco Rossi, primo ideatore del Canale.

<< Dunque me lo volete proprio dividere in due fette il mio podere? O che non vi abbia proprio nessuno scampo da codesto vostro canale? Oh bella! Sia vero, che non lo possiate far viaggiare altrove? >> Chiese Camillo a Francesco. E Rossi rispose << Signor Conte, non mi è fattibile trovare altra via per il mio canale >>. << Il vostro canale non si farà. >> Fu la pietra tombale che Camillo Benso mise sul progetto del suo ex-agrimensore. Ma come spesso capita nelle vicende italiane, affidata la paternità del progetto al Carlo Noè e modificato leggermente il percorso (rendendo la realizzazione più costosa) il canale alla fine si fece eccome. Senza dividere i terreni del Conte.

Raccontare queste vicende richiederebbe anni di ricerca documentale e di studio. Non è diverso il raccontare fotograficamente, è solo un altro tipo di linguaggio: la conoscenza del proprio soggetto è imprescindibile. L’unico modo che potevo immaginare per conoscere il Cavour era percorrerlo a piedi, lentamente, cercando di assorbire ogni dettaglio che il canale e il paesaggio circostante mi offrisse.

Il grande ponte-canale grazie al quale il Cavour supera la Dora Baltea nei pressi di Saluggia. La foto è stata scattata durante il periodo della secca del canale per manutenzione.
Il grande ponte-canale grazie al quale il Cavour supera la Dora Baltea nei pressi di Saluggia. La foto è stata scattata durante il periodo della secca del canale per manutenzione.

Perché, e qui scomodo Tiziano Terzani, << per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e i filtri giusti. Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi. Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea. Bisogna capire cosa c’è dietro i fatti per poterli rappresentare. La fotografia – clic! – quella la sanno fare tutti. >> Questo non significa che io sia un vero fotografo, ma semplicemente che voglio poter raccontare al meglio qualcosa che mi appassiona profondamente, non semplicemente fare “clic!”.

Non solo riso e pianura, ma anche angoli di verde in cui potersi riposare godensi il fresco di un boschetto ed il rilassante scorrere dell'acqua
Non solo riso e pianura, ma anche angoli di verde in cui potersi riposare godensi il fresco di un boschetto ed il rilassante scorrere dell’acqua
Lo scaricatore di Formigliana. Gli scaricatori sono chiuse che hanno il compito di espellere l'acqua in eccesso dal Canale Cavour ed immetterla in un corso d'acqua naturale poco distante.
Lo scaricatore di Formigliana. Gli scaricatori sono chiuse che hanno il compito di espellere l’acqua in eccesso dal Canale Cavour ed immetterla in un corso d’acqua naturale poco distante.

Così ad inizio maggio del 2015, accompagnato da una pazientissima Elisa, iniziarono le camminate sul Canale Cavour: cinquantacinque chilometri divisi in quattro tappe, per avere il tempo di prendere appunti visivi su tutto, fare amicizia e imparare a conoscere il mio soggetto. Del canale avevo da studiare tutto. Quale fosse l’orientamento, come cadevano le luci e a che ora, quali fossero le strutture più interessanti, come funzionavano e a cosa servissero, quali le sue peculiarità. E da quelle prime passeggiate, ci furono

  • 26 “gite” sul Canale
  • 20 ore circa di progettazione, studio dei percorsi e dei luoghi, degli orari migliori
  • 125 ore di lavoro sul campo
  • 40 ore di post produzione e selezione
  • in tutto più di un mese lavorativo a tempo pieno
  • 2.200 fotografie scattate
  • 3.600 km percorsi in automobile
  • 100 km circa percorsi a piedi

Numeri che sono destinati ad aumentare ancora, perché prevedo ci siano bisogno ancora due o tre mesi per concludere il progetto.

Ma la cosa più difficile è stato capire come raccontare il Canale Cavour: non è un soggetto facile, per nulla. Studiando, frequentando il canale ho capito che era un personaggio quasi eroico, che tramite peripezie e difficoltà svolge con umiltà la sua impresa di portare la giusta quantità d’acqua, al momento giusto ove ce ne sia bisogno.

Banale? Tutt’altro.

Ma non voglio andare oltre e anticiparvi troppo.

Photopasseggiata alla Colombara

Con la simpaticissima complicità della compagnia teatrale “I Camalli”, nei bellissimi ambienti dell’ecomuseo della vita contadina curati da Mario, ringraziando di cuore Piero, Anna, Luna e Atea… direi che la Photopasseggiata alla Colombara è stata un successone 😉

Il Grande Mandala di Riso di Vercelli

Esistono progetti, eventi, storie che partecipano a definire l’identità di una comunità. Perché sono un ricordo collettivo, perché sono qualcosa di cui si può essere sinceramente orgogliosi, perché uniscono intorno ad un simbolo hanno il potere di farti aspirare ad obbiettivi più alti. Il Mandala di Riso è stato e sarà tutto questo per Vercelli.

Il Mandala di Riso più grande del mondo, un’idea di Livio Bourbon e Gianni Paronuzzi-Ticco per ricordare Enrico ed Ilaria a cui ho avuto l’immenso piacere di partecipare 😉 Ma il progetto ha una tale quantità di livelli di lettura da mettere i brividi.

Il mio reportage dei 5 giorni, dal primo disegno sul pavimento della Borsa Merci alla festa della Dissoluzione del Mandala.

Un’esperienza incredibile.

La realizzazione

La benedizione

La dissoluzione